Nel tuo tabernacolo

Signore Gesù,
c’è grande silenzio nel tuo tabernacolo.
Dov’è la tua luce? Chi sente la tua voce?
Chi ode i tuoi passi?
Nel tuo tabernacolo, o Signore,
tutto è immobile, tutto è silenzio, tutto è mistero.
Eppure, ogni giorno la tua parola invita alla lode.
Eppure, ogni giorno, tu imbandisci una mensa
per coloro che ti amano.
Davanti al tuo santo altare
quanti hanno ritrovato la fede,
quanti hanno riacquistato la grazia,
quanti si sono votati alla tua causa!
Tu solo conosci l’intima storia di innumerevoli anime
che qui, dinanzi a te,
hanno espresso la loro gioia,
hanno versato calde lacrime,
hanno ritrovato fiducia e speranza.
Nel tuo tabernacolo, o Signore, c’è pienezza di vita.
Tu parli, o Signore.
Tu ascolti, o Signore,
Tu ami, o Signore.

La bellezza del tuo volto

Tu,
o Padre,
sei circondato dal silenzio.
La bellezza del tuo volto
nascosto
il Figlio e lo Spirito                                                               
lo rivelano al mondo…

C’è un posto vuoto alla vostra mensa,
un posto su cui sostare,
contemplare.

Abramo e Sara,
voi li avete visti,
ma noi li possiamo ospitare.

Come Maria,
noi possiamo contenere l’Incontenibile.
O dolce Trinità,
comunione perfetta di amore,
accoglimi nel tuo grembo
e rendimi degno di sedere
alla tua tavola
per sempre.

Ma io credo!

Signore, non ho visto,
come Pietro e Giovanni,
le bende per terra e il sudario
che ricopriva il tuo volto,
ma io credo!

Non ho visto la tua tomba vuota,
ma io credo!

Non ho messo, come Tommaso,
le mie dita nel posto dei chiodi,
né la mia mano nel tuo costato,
ma io credo!

Non ho condiviso il pane con te
nel villaggio di Emmaus,
ma io credo!

Non ho partecipato alla pesca miracolosa
sul lago di Tiberiade,
ma io credo!

Sono contento, Signore,
di non avere visto,
perché io credo!

(Credo Signore! Professioni di fede per ragazzi e giovani, Leumann, Elle Di Ci, 2001, 52).

Insegnaci a non amare solo noi stessi

Insegnaci, Signore, a non amare solo noi stessi,
a non amare soltanto i nostri cari,
a non amare soltanto quelli che ci amano.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare anzitutto quelli che nessuno ama.
Concedici la grazia di capire che in ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice e protetta da te,
ci sono milioni di esseri umani,
che pure sono tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.
Signore abbi pietà di tutti i poveri del mondo;
e non permettere più, o Signore, che viviamo felici da soli.
Facci sentire l’angoscia della miseria universale e liberaci dal nostro egoismo.

(Raoul Follereau)