Grazie, Signore

Signore, ti ringrazio perché mi hai messo al mondo:
aiutami perché la mia vita
possa impegnarla per dare gloria a te e ai miei fratelli.
Ti ringrazio per avermi concesso questo privilegio:
perché tra gli operai scelti, tu hai preso proprio me.
Mi hai chiamato per nome
perché io collabori con la tua opera di salvezza.
Grazie perché il mio letto di dolore è fontana di carità,
è sorgente di amore.
Di amore per te, anche di amore per tutti i fratelli.
Signore, io seguo te più da vicino, in modo più stretto.
Voglio vivere in un legame più forte
per poter essere più pronto a darti una mano,
più agile perché i miei piedi che annunciano la pace sui monti
possano essere salutati da chi sta a valle.
Concedimi il gaudio di lavorare in comunione
e inondami di tristezza ogni volta che, isolandomi dagli altri,
pretendo di fare la mia corsa da solo.
Salvami, Signore, dalla presunzione di sapere tutto.
Dall’arroganza di chi non ammette dubbi.
Dalla durezza di chi non tollera i ritardi.
Dal rigore di chi non perdona le debolezze.
Dall’ipocrisia di chi salva i principi e uccide le persone.
Toccami il cuore e rendimi trasparente la vita,
perché le parole, quando veicolano la tua,
non suonino false sulle mie labbra.
(Don Tonino Bello)

Figlio di Dio e Sapienza del Padre

Signore Gesù, Figlio di Dio e Sapienza del Padre, Verbo fatto carne e splendore della gloria, tu ti sei avvicinato a noi, venendoci incontro e invitandoci alle nozze della chiesa con Dio, Padre di tutti. Che il nostro amore domandi, cerchi, raggiunga e scopra la tua sapienza e permanga sempre in ciò che ha scoperto.
Oggi desideriamo evocarti e pregarti con le parole evangeliche: «Beati gli invitati alla mensa del Signore», cioè: «Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello» (Ap 19,9), o con quelle di sant’Agostino: «Tutta la durata del tempo è come la notte, nel corso della quale la chiesa veglia, con gli occhi della fede rivolti alle Sacre Scritture come a fiaccole che risplendono nel buio, fino alla venuta del Signore».
Noi siamo ora quelle cinque vergini prudenti, che siedono a mensa con lo sposo.
Affidiamo tutti insieme, con fede e umiltà, un desiderio alla generosità del nostro Dio: che tutti noi, che viviamo nella fede e siamo nell’attesa della pace sabbatica, possiamo ritrovarci un giorno riuniti nel tuo Regno, nel banchetto eterno, e che nessuno resti fuori da quella misteriosa porta, là fuori «dove c’è pianto e stridore di denti».
Allo stesso modo, possa tu, o Signore, quando verrai, trovare la tua chiesa vigilante nella luce dello Spirito per risvegliarla anche nel corpo, che giacerà addormentato nella tomba.

Quale fuoco attraversa la nostra storia?

O Cristo dov’è dunque la tua vittoria?
Dove sono i segni della tua gloria
quando ogni carne conosce ancora
la sorda angoscia della morte?
Tocca i nostri cuori, perché possano credere.

Perché tenebre così profonde?
Il tuo giorno, Signore, doveva rispondere
del seme che muore senza portare frutto
nel silenzio dell’oblio.
La tua alba è lenta sul mondo…

Il corpo subisce sempre violenza.
Tu non hai fatto sì che la sofferenza
e la paura, Signore Gesù,
dal giorno della tua Pasqua siano scomparse:
Tu le riempi della tua presenza.

Quale fuoco attraversa la nostra storia?
Nessun altro segno della tua gloria
se non la tua parola e il tuo pane.
Ma il nostro cuore arde all’improvviso:
o Cristo, l’amore è la tua vittoria.

(Commissione francofona cistercense, Inno per i vespri)

Tu siedi nella stanza del Re

Tu siedi nella stanza del Re,
ornata con le gemme e le perle
della beatitudine!
Gli angeli hanno collocato
il tuo trono regale
nella stanza dell’eterno Re.
E lo stesso Re dei re,
amandoti più di ogni altra
come vera Madre e dignitosa Sposa,
si unisce a Te in un abbraccio d’amore.
Ma non meraviglia affatto
se si degna di gioire insieme a Te
quel Dio che ora regna nei cieli
e che, nato uomo da Te,
tu hai baciato tante volte sulla terra
quando era ancora Bambino.
In nome, dunque,
della beatitudine che possiedi,
rivolgi i tuoi occhi a noi o Vergine,
affinché scampiamo
dalle nostre miserie.

Ambrogio Autperto

 

Sei grande, Signore

Quando ho aperto gli occhi, o Dio,
avevi già acceso il sole del mattino.
Quando scoprii intorno a me la terra,
tu, o Signore, c’eri già passato,
e vidi le tue impronte.
Quando cominciai a muovere i primi passi,
tu eri già per la strada, da tempo.
Quando iniziai a parlare,
tu eri già stato Parola creatrice.
Quando conobbi l’inizio dell’amore,
tu, dall’eterno, ne conoscevi la trama.
Quando avvertii la presenza del prossimo,
tu, da tempo, eri già l’ “Altro”.
Quando scoprii l’energia,
tu, da secoli, l’avevi sprigionata.
Quando avvertii il bisogno della libertà,
tu, da sempre già la possedevi.
Quando mi chiusi nel mio inverno,
tu già preparavi lo sprigionare della primavera.
Quando incominciai ad ascoltare,
tu avevi già dato inizio alla sinfonia dell’universo.
Quando incominciai a cercarti,
tu mi avevi già accolto tra le tue braccia.

                                                Averardo Dini