Accettazione

Quello che tu mi dai io l’accetto,
felice, felice di questa offerta inattesa
che mi vien fatta.
Quello che tu mi rifiuti,
lo accetto ancora,
sapendo che sei il padrone dei tuoi beni,
libero di dare come vuoi,
quando vuoi, a chi vuoi.
Dammi soltanto un po’ di volontà,
perché possa affrontare
la lotta d’ogni giorno
e compia serenamente il mio lavoro,
fino in fondo.
Dammi solo un po’ d’intelligenza,
perché io comprenda
tutto quel che fa soffrire gli uomini,
e vada loro incontro,
non per giudicarli né per condannarli,
ma per rispettarli ed aiutarli,
con semplicità, come posso.

Da “Il Libro di Lezard”

Ma io credo!

Signore, non ho visto,
come Pietro e Giovanni,
le bende per terra e il sudario
che ricopriva il tuo volto,
ma io credo!
Non ho visto la tua tomba vuota,
ma io credo!
Non ho messo, come Tommaso,
le mie dita nel posto dei chiodi,
né la mia mano nel tuo costato,
ma io credo!
Non ho condiviso il pane con te
nel villaggio di Emmaus,
ma io credo!
Non ho partecipato alla pesca miracolosa
sul lago di Tiberiade,
ma io credo!
Sono contento, Signore,
di non avere visto,
perché io credo!

(Credo Signore! Professioni di fede per ragazzi e giovani, Leumann, Elle Di Ci, 2001, 52).

Rallegriamoci!

Rallegriamoci perché Cristo bagna della sua chiarezza quelli rapiti dalle tenebre dell’inferno.
Rallegriamoci nella primavera della vita, perché la speranza sboccia tra le vittime di guerre, dei terremoti, tra gli afflitti nel corpo e nell’anima. Rallegriamoci perché, per mezzo della Croce, ogni dolore è abolita, e la gioia inonda il mondo.
Rallegriamoci perché il Signore è sceso nelle profondità della terra, sceso nelle profondità del cuore umano, dove l’ansia è in agguato; Egli li visitò, li ha illuminati, e il tormento, l’angoscia, l’inferno sono distrutti, sepolti nell’abisso dell’amore aperto nel fianco trafitto del Signore.
Rallegriamoci, perché egli è risuscitato il Cristo, gioia eterna.

Michel Evdokimov, prete ortodosso.

Andate presto, andate a dire…

Voi che l’avete intuito per grazia
correte su tutte le piazze
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che la notte è passata.
Andate a dire che per tutto c’è un senso.
Andate a dire che l’inverno è fecondo.
Andate a dire che il sangue è un lavacro.
Andate a dire che il pianto è rugiada.
Andate a dire che ogni stilla è una stella.
Andate a dire: le piaghe risanano.
Andate a dire: per aspera ad astra.
Andate a dire: per crucem ad lucem.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte di porta in porta
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che il deserto fiorisce.
Andate a dire che l’Amore ha ormai vinto.
Andate a dire che la gioia non è sogno.
Andate a dire che la festa è già pronta.
Andate a dire che il bello è anche vero.
Andate a dire che è a portata di mano.
Andate a dire che è qui, Pasqua nostra.
Andate a dire che la storia ha uno sbocco.
Andate a dire: liberate, lottate.
Andate a dire che ogni impegno è un culto.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte, correte per tutta la terra
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che ogni croce è un trono.
Andate a dire che ogni tomba è una culla.
Andate a dire che il dolore è salvezza.
Andate a dire che il povero è in testa.
Andate a dire che il mondo ha un futuro.
Andate a dire che il cosmo è un tempio.
Andate a dire che ogni bimbo sorride.
Andate a dire che è possibile l’uomo.
Andate a dire, voi tribolati.
Andate a dire, voi torturati.
Andate a dire, voi ammalati.
Andate a dire, voi perseguitati.
Andate a dire, voi prostrati.
Andate a dire, voi disperati.
Andate a dire, comunque sofferenti.
Andate a dire, offerenti-sorridenti.
Andate a dire su tutte le piazze.
Andate a dire di porta in porta.
Andate a dire in fondo alle strade.
Andate a dire per tutta la terra.
Andate a dire gridandolo agli astri.
Andate a dire che la gioia ha un volto.
Proprio quello sfigurato dalla morte.
Proprio quello trasfigurato nella Pasqua.
Oggi, proprio ora, qui andate a dire.
Andate a dire.
Ed è subito pace.
Perché è subito Pasqua.

(Sabino Palumbieri, Via Paschalis, Elledici, 2000, pp. 28-29)

O mio Signore, che cosa ti posso dire?

O mio Signore, che cosa ti posso dire?
Ci sono forse parole
che possono uscire dalla mia bocca?
Qualche pensiero? Qualche frase?
Tu sei morto per me
hai dato tutto a causa dei miei peccati,
non solo sei diventato uomo per me
ma hai anche sofferto
la più crudele delle morti per me.
C’è forse una risposta?
Mi piacerebbe trovare una risposta adatta.
Ma contemplando la tua santa passione e morte
posso soltanto confessare umilmente davanti a te,
che l’immensità del tuo amore divino
fa apparire del tutto inadeguata qualsiasi risposta.
Che io semplicemente stia davanti a te e ti guardi.
Il tuo corpo è lacerato, il tuo capo ferito,
le tue mani e i tuoi piedi
perforati dai chiodi
il tuo fianco aperto,
il tuo corpo morto
ora riposa tra le braccia di tua Madre.
Ora tutto è finito.
È terminato. È compiuto. È consumato.
Dolce Signore, grazioso Signore,
generoso Signore, Signore pronto al perdono,
ti adoro, ti lodo, ti rendo grazie.
Tu hai fatto nuove tutte le cose
Mediante la tua passione e la tua morte
La tua croce è stata piantata su questo mondo
come nuovo segno di speranza.
Che io viva sempre sotto la tua croce, o Signore, e proclami la speranza della tua croce senza stancarmi.