La routine

Molto spesso il concetto di routine è stato bistrattato. Associamo la routine alla ripetizione, alla noia, alla perdita di vita… Il dizionario Treccani descrive della routine con queste affermazioni: “Modo, ritmo di vita e di attività che si ripete giorno per giorno, sostanzialmente immutato, con senso di monotonia: r. di vita (faccio la solita r.: casa e ufficio), r. di lavoro, e lavoro di r., ripetitivo e meccanico; una r. alienante“. In realtà la routine è vita e, per inciso, la nostra vita. Nulla come la routine è in grado di costruire in noi ciò che siamo, di rinforzarci o indebolirci.
Nei momenti di difficoltà, quando la vita più che mai sembra volerci chiedere il conto, la routine quotidiana, le abitudini che abbiamo costruito in noi, ci sostiene, aiutandoci a mantenere o ritrovare l’equilibrio.
Il suggerimento che vorrei così dare oggi è quello di pianificare la nostra routine quotidiana. Usando il grande contenitore del tempo, delle ore e dei minuti, decidiamo come voler distribuire le tante attività. Soprattutto pensiamo a cosa esse costruiranno in noi nel lungo tempo. A che cosa ciascun impegno quotidiano farà crescere o morire dentro di noi. Ciò che faremo diventeremo.
In altri tempi si chiamava carattere.

Le difficoltà misurano il carattere

Un giorno un ragazzo andò da Socrate.
Era in crisi. Avvicinandosi al saggio gli chiese: “Socrate, non so se sposarmi o meno”.
Socrate sorrise e rispose: “Non ti preoccupare, qualsiasi scelta farai te ne pentirai”.
Il punto è che quando scegliamo una strada anziché un’altra, arriva sempre il momento di crisi in cui iniziamo a pentirci. In cui pensiamo che se avessimo scelto l’altra strada le cose sarebbero potute andare meglio. In realtà, se avessimo intrapreso una strada differente, molto probabilmente ci troveremmo comunque allo stesso punto.
Forse la saggezza sta nell’imparare a prevederlo.
Nel mettere in conto che quando arriveranno le difficoltà saremo sempre tentati di mettere in dubbio le nostre scelte e ripensare a che cosa avremmo potuto fare di diverso.
In fin dei conti solo con le difficoltà è possibile misurare il carattere.

Una buona vita

Vorrei parlare della “Buona Vita” di Carl Rogers.
Rogers è stato un pioniere in psicoterapia. Grazie alla sua visione oggi la terapia ha di certo un approccio molto più umano alla cura delle persone.
Soleva dire che ciascun uomo dovrebbe cercare di vivere la Buona Vita.
Per fare questo è necessario far coincidere sempre più il proprio sé reale, ciò che percepiamo di noi stessi, con il proprio sé ideale, ciò che effettivamente vorremmo essere.
Quando queste componenti sono in armonia allora siamo sul cammino della Buona Vita.

Avere più stima di sé

L’autostima viene spesso considerata come una delle questioni più centrali della vita.
Essa nasce, in pratica, dalla discrepanza, o meno, fra ciò che vorremmo essere e ciò che percepiamo di essere.
Per lavorare sulla propria autostima di conseguenza è possibile intervenire su entrambi questi livelli. Da un lato innalzando il nostro sé percepito e dall’altro abbassando quello ideale.
Proviamo, ad esempio, a lavorare sul primo. Cerchiamo di migliorare la nostra vita.
E’ inutile continuare a raccontarci una marea di storie su ciò che possiamo o non possiamo fare. Il fatto è che se dentro di noi lo abbiamo immaginato possiamo allora anche realizzarlo.
Il farlo o meno dipende in buona sostanza da quanto ci crederemo. Da quanto metteremo in atto azioni concrete per realizzare l’obiettivo.
Dall’altro, in certi casi, può essere utile abbassare il sé ideale, ridimensionarlo. Proviamo, ad esempio, ad inserire la variabile tempo. Oltre ad immaginare come vorremmo essere, immaginiamo anche quando potremmo riuscire ad esserlo. Dobbiamo essere clementi e non troppo esosi con noi stessi.
Le persone con un’alta autostima dimostrano una maggiore perseveranza nel riuscire in un’attività che le appassiona o nel raggiungere un obiettivo a cui tengono e sono invece meno determinate in un ambito in cui hanno investito poco. Si tratta di persone più propense a relativizzare un insuccesso e ad impegnasi in nuove imprese che le aiutano a dimenticare.
Al contrario, una bassa autostima può condurre ad una ridotta partecipazione e a uno scarso entusiasmo, che si concretizzano in situazioni di demotivazione in cui predominano disimpegno e disinteresse. Vengono riconosciute esclusivamente le proprie debolezze, mentre vengono trascurati i propri punti di forza. Spesso si tende a evadere anche dalle situazioni più banali per timore di un rifiuto da parte degli altri. Si è più vulnerabili e meno autonomi. Le persone con una bassa autostima si arrendono molto più facilmente quando si tratta di raggiungere un obiettivo, soprattutto se incontrano qualche difficoltà o sentono un parere contrario a ciò che pensano.
Lavorando così sulla nostra autostima potremmo anche arrivare molto più in là di quanto avevamo immaginato.

Dipendenza affettiva

La Dipendenza Affettiva è un disturbo che soltanto da pochi anni in Italia sta interessando clinici e ricercatori che a diverso titolo si occupano del fenomeno delle dipendenze, mentre negli Stati Uniti da più di 30 anni sono condotte ricerche su questa tematica. Essa rientra nella più ampia categoria delle New Addictions (Nuove Dipendenze), che comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l’oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita quotidiana. Tali comportamenti in alcuni individui possono assumere caratteristiche patologiche, fino a invalidare l’esistenza del soggetto stesso e il suo sistema di relazioni, provocando quindi gravissime conseguenze.
Per molte persone la dipendenza affettiva arriva ad essere un vero e proprio incubo.
In fin dei conti è tutta una questione di autostima. Quanto crediamo di valere davvero, di essere davvero noi “programmatori” della nostra vita.
La dipendenza affettiva ci porta a credere che la nostra vita ruoti di fatto intorno all’altro. La realtà è ben diversa. Noi davvero abbiamo il potere di trasformare la realtà. Nella maggior parte dei casi però anziché essere consapevoli di questo ci accontentiamo davvero delle briciole.

Alcuni passaggi utili per superare la dipendenza affettiva:
– essere presente a te stesso;
– non dare agli altri la responsabilità della tua felicità;
– impara ad esprimere te stesso;
– sviluppa la tua visione indipendente;
– non permettere più a nessuno di ledere la tua dignità;
– sviluppa l’auto-compassione;
– non pensare che sia compito degli altri soddisfare i tuoi bisogni;
– riconosci e liberati dei vecchi modelli di relazione;
– impara a gestire l’impulsività.