Dammi un’intima cognizione di te

Signore Gesù, dammi un’intima cognizione di te, ma vasta, profonda,
quanto più grande è possibile perché ti ami come vuoi essere amato da me.
Dammi quella conoscenza intima e soave che tu solo sai comunicare alle anime.
E perciò dammi la grazia di vivere raccolto, di vivere nel tuo SS. Cuore,
sempre, ma specialmente durante i ministeri,
quando per le varie distrazioni e per la fascinatio nugacitatis (fascino della follia)
c’è pericolo di perdere quel contatto con te,
che fa cessare quell’intima comunicazione al tuo spirito,
alla vita del tuo cuore.

Padre Mario Venturini, Memorie, Trento, 15 giugno 1948

Gesù benedetto!

Gesù benedetto!
Che devo dirti?
Mi sento non solo commosso ma anche impotente,
incapace di esprimerti ciò che in questo momento passa nel mio cuore.
Una cosa però mi preme dirti: mi sembra di aver capito il tuo gesto,
specialmente se lo metto in relazione con quei molti altri che in una lunga serie di anni lo precedettero.
Come mi diceva trenta e più anni or sono quella santa creatura:
“Padre, l’Opera è lei, anzitutto lei: il Signore vuole santo lei”;
in questo medesimo senso prendo la Giornata di santificazione Sacerdotale da Te voluta.
Tu mi dai un nuovo, potente, forte avviso: devi farti santo!

Padre Mario Venturini, Memorie, Trento, 3 giugno 1947
Prima Giornata di santificazione sacerdotale

Giovanni, il veggente con gli occhi dell’aquila

Oggi si celebra l’amore di Cristo in uno dei suoi discepoli a lui più vicini.
p. Mario Venturini lo scelse come uno dei patroni dell’Opera da lui fondata. Giovanni Figlio di Zebedeo era diventato l’amico più caro di Giovanni e aveva condiviso con lui le gioie più intense e i dolori più profondi, era quel Dio che, come diceva l’Antico Testamento, non si poteva guardare senza morire. Eppure, giorno dopo giorno, Giovanni aveva guardato Gesù, come l’aquila guarda il sole – tale era una credenza degli antichi cristiani – e aveva visto in lui un Dio il cui sguardo e il cui contatto danno la vita. Aveva spesso sentito la sua voce, ascoltato i suoi insegnamenti e ricevuto, per suo tramite, parole provenienti dal cuore del Padre. Aveva mangiato e bevuto con lui, camminato al suo fianco per molti chilometri, spinto da un irresistibile amore, che l’avrebbe portato inevitabilmente non al successo, ma alla morte: eppure, in ogni istante, aveva saputo che era quello il vero cammino di vita.

Cantico dell’esultanza

Vergine Immacolata, aiutaci tu in questo santo e desiderato giorno a sciogliere a Gesù nostro il cantico dell’esultanza e della più amorosa riconoscenza. Il piccolo Gregge del Cuore Sacerdotale di Gesù è radunato ormai attorno al suo Tabernacolo: presentalo tu al Figlio tuo divino, tu che singolarmente ne hai fino ad oggi con tanta amorosa cura custoditi gli agnelli. Oh digli, digli il nostro grazie: cantagli ancora una volta il tuo Magnificat: solo le tue labbra, solo il tuo Cuore Verginale può dire a Gesù quanto si merita, quanto da noi attende in questo momento. Promettigli la nostra riconoscenza imperitura, promettigli per noi fedeltà alla vocazione santa e chiedigli benedizioni e grazie: benedizioni per vivere oggi e sempre nel buon proposito, grazie che aiutino la somma miseria nostra.

Dalle Memorie di padre Mario Venturini – volume 2. 7-8 dicembre 1926